Comunità Ecclesiali Territoriali (CET)

COMUNITA’ ECCLESIALI TERRITORALI (CET)

A PROPOSITO DI CET – OVVERO DELLE ‘COMUNITA’ ECCLESIALI TERRITORIALI’

Il tema non è nuovo. Nell’ottobre del 2018 Comunità Redona ha presentato, con un ampio articolo, le caratteristiche e il senso di questa “Riforma nel rapporto fra Chiesa e Territorio” (così si diceva nel titolo) che riguardava il passaggio dai Vicariati territoriali alle CET. Poiché in questo ultimo anno e mezzo, e recentissimamente, il Vescovo ha evidenziato l’importanza di questa forma di organizzazione pastorale, per altro da poco rinnovata, vale la pena di ritornarci sopra, richiamandone il significato, la natura, e rendendo conto delle attività che sta mettendo in atto.

Da dove si parte

All’origine di tutto c’è la decisione del Vescovo Francesco, dopo cinque visite pastorali (a partire dal 2009, anno del suo ingresso a Bergamo) a ciascuno dei 28 vicariati in cui si articolava territorialmente la Diocesi e dopo varie consultazioni con gli organismi pastorali e presbiterali diocesani, di modificare tale assetto introducendo alcune attenzioni e forme peculiari. Dal 2018 la Diocesi è articolata in 13 “Comunità Ecclesiali Territoriali” (CET) che, in un determinato territorio, comprendono parrocchie, unità pastorali, fraternità presbiterali, comunità di vita consacrata, aggregazioni laicali, opere e istituzioni ecclesiali. Questa struttura pastorale si pone a un livello intermedio fra la Diocesi e le singole parrocchie. Come si dice nella recente pubblicazione “Bilancio di missione. La Chiesa di Bergamo al servizio della vita” presentata nell’Assemblea diocesana del settembre scorso: “il loro (delle CET) scopo principale è favorire una maggiore comunione e corresponsabilità fra le parrocchie e il dialogo con il territorio”. All’interno di questa finalità complessiva si specificano gli scopi particolari quali la valorizzazione della responsabilità laicale, la proposta di iniziative formative, culturali sociali e pastorali, l’offerta di percorsi di accoglienza e di accompagnamento nei confronti di soggetti, ecclesiali e no, di quel determinato territorio. Criterio fondamentale al riguardo è la convinzione che il territorio, con tutti i suoi mondi vitali, iniziative, soggetti istituzionali o meno, è luogo significativo della missione della Chiesa nell’ottica del discernimento dei segni del Regno in esso già presenti. Da questo punto di vista la CET è espressione di una comunità ecclesiale attenta e collaborativa con tutti i soggetti del territorio nel servizio all’umano di tutti. Ecco perché nel suo statuto si fa riferimento al del metodo della “mediazione culturale”, espressione di una modalità conciliare di pensare il rapporto fra fede e storia, fra chiesa e mondo.

Il Consiglio Pastorale Territoriale

Elemento fondamentale della CET è il Consiglio Pastorale Territoriale presieduto da un Vicario territoriale nominato dal Vescovo. Tale organismo è formato in maggioranza da laici provenienti dalle parrocchie e da organismi pastorali del territorio e anche da alcuni presbiteri in rappresentanza delle Fraternità presbiterali. Peculiare è il fatto che i membri del Consiglio Pastorale Territoriale siano distribuiti su quattro aree di vissuti esistenziali, chiamate ‘terre esistenziali’, corrispondenti appunto a quei mondi vitali che abitano e caratterizzano il territorio. Queste sono: Famiglia e educazione, Vita sociale e mondialità, Prossimità e cura, Cultura e comunicazione. Tali vissuti vengono interpretati alla luce del Vangelo e quindi attraversati anche da proposte orientate alla evangelizzazione. D’altra parte gli stessi vissuti esistenziali chiedono, proprio in ragione del criterio della mediazione culturale, di essere riconosciuti, senza presunzione e senza rigida precomprensione ma con umiltà e rispetto, con quella laicità cristiana che considera le cose e le esperienze nella loro obiettività pure drammatica e complessa. Non è marginale allora il fatto che queste ‘terre esistenziali’ siano coordinate da quattro laici, scelti dal Vicario territoriale e nominati dal Vescovo. Significativo anche il fatto che questi coordinatori laici, in accordo ovviamente con il Vicario territoriale, siano interlocutori principali delle quattro aree pastorali ciascuna delle quali ha come guida un Delegato episcopale in Curia; nello stesso tempo interloquiscano pure con i soggetti istituzionali e privati del territorio stesso.

Un rinnovamento recente

La caratteristica del Consiglio pastorale territoriale attuale è l’esito di una riforma sopravvenuta dopo i primi cinque anni di vita delle CET (2018-2023) per altro profondamente segnati a metà percorso dalla pandemia della primavera del 2020. In questi primi cinque anni le ‘terre esistenziali’ oggetto di azione del Consiglio erano cinque, con una diversa articolazione dei contenuti al loro interno. In relazione a questo aspetto e a causa di alcune difficoltà pastorali riguardanti il rapporto fra CET e parrocchie, dopo un anno di riflessione e di confronto a diversi livelli, il Vescovo nel 2024 con il nuovo statuto ha operato un cambiamento significativo. Prima di tutto la riduzione delle terre esistenziali da cinque a quattro al fine di favorire una migliore integrazione fra settori pastorali. In secondo luogo una maggiore attenzione alle proposte di ordine ecclesiale da parte del Consiglio per supportare le parrocchie nelle loro pratiche pastorali. In terzo luogo una esplicita cura della comunicazione fra la CET e le parrocchie per evitare una reciproca estraneità. L’orizzonte rimane la necessità di uno sguardo attento e cordiale da parte della parrocchia nei confronti del territorio. Per questo sarà importante che la rinnovata attenzione alle parrocchie e l’impegno sul versante pastorale ecclesiale dialogando con esse, non mortifichi una originaria vocazione della CET che era, a partire dal Vangelo, quella di un ascolto, di un dialogo e di un servizio all’umano del territorio.

La CET cittadina

Bergamo città, che coincide con la CET1, comprende trentuno parrocchie che a loro volta sono raggruppate in tre Fraternità presbiterali. Ed è proprio a partire dal giugno 2024 che si è costituito il volto nuovo anche della CET cittadina. Interessante ciò che si dice tra l’altro, quasi a bilancio del quinquennio precedente, in un documento dell’allora Consiglio Pastorale Territoriale alla conclusione del suo mandato nel giugno 2023: “si è cercato di riconoscere il Vangelo all’opera nella dimensione di tutti i giorni, avendo come interlocutori la città e il mondo e tenendo sempre presente l’obiettivo primario della responsabilità laicale, nella convinzione che la Parola non comunica se non si fonda sulla relazione, e che la Chiesa non è l’unica depositaria della Parola, ne è però fedele custode. Le parabole evangeliche del seme e della perla preziosa sono stati ottimi indicatori del nostro cammino.” Senza dimenticare tale prospettiva l’attuale CET cittadina sta lavorando con particolare attenzione al cammino pastorale delle nostre parrocchie, sia nella loro singolarità che nel loro rapporto al territorio.